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Il Mulino Bianco

Foto © Acri In Rete
Angelo Bianco
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Quando la marachella era da punire, mia madre usava mettermi sul chi vale là così “vedrai tuo padre, stasera, che romanzina che ti farà!”
Io preparavo la mia linea difensiva e la migliore era l’ascolto e il silenzio seguiti da quattro parole soltanto “non lo farò più!” e l’acqua riprendeva a far girare la ruota del Mulino Bianco.
Oggi mi scrive un mio amico di Acri “Ciao, hai letto quello che è successo qui?” e mi allega l’articolo che ha scritto.
Mi appoggio alla parete del mio reparto, sono curioso, leggo tutt’un fiato e ne rimango a corto. È il racconto di un caso di “deepfake” e io non ho la più pallida idea di cosa sia!
Entro nella stanza medici dove c’è Enrico, anche lui non è di primo pelo, “tu sai cos’è un Deep fake?” e lui accenna un rumore che sa di stridore vitreo.
Cerco su Internet, mi viene in soccorso Wikipedia ma usa una sintesi di troppo, supponendo un fondo di conoscenza che io non ne ho. Cerco altri articoli e, piano piano, comincio a capire e ad avere il fiato sempre più corto. Leggo di “deep nude” e “porno revenge”, sono reati gravi e hanno pene ancora più gravi, incorrerci può rovinare tutta una vita, sia di chi ne è vittima e sia di chi ne è carnefice.
Rileggo l’articolo di Franco e poi tutti gli altri che hanno pubblicato i giornali locali e, adesso, mi è chiaro cos’è un “deepfake” ma mi accorgo che mi è oscuro tutto il resto, com’è possibile che sia successo?
È successo proprio ad Acri, il mio paese dei balocchi, è scoppiato lo scandalo e ne sta scuotendo le fondamenta del paese, sino a farne dubitare della tenuta della ruota e dello scorrere dell’acqua.
Penso alle mie figlie, penso a quelle che sono state coinvolte e sono tutte le mie, non provo neanche ad immaginarne le lacrime, la vergogna, il senso d’impotenza, la gogna, adesso, mi manca il fiato.
Gli studenti hanno scioperato, i politici sono caduti dal pero e adesso gridano “attenti al lupo”, le famiglie sono in allarme, tutti si sentono vittime e sono tutti a cercare il colpevole.
Sono scesi in campo i cultori della materia sociologica, pedagogica, politica, giuridica, tutti contro tutti meno che con se stessi, la colpa non è mai mia.
Quando ero piccolo io, era un altro mondo!”
Comincia così, oggi, ogni colloquio educato, guai a chiamarla “romanzina”, che ogni papà tenta con suo figlio, fallendo in premessa la missione educativa perché è lui, io, il reo di vivere in un tempo che non ha capito, abiurando tradizioni educative declassate in jurassiche, dove nessuno più va dietro la lavagna, dove nessuno ascolta in silenzio e oppone, invece, quattro parole soltanto “papà, non capisci niente!”
Non mi unisco ai dubbi legittimi dei sapienti, io ho solo una domanda, irriverente alla memoria dei nostri avi, inconfessabile alla nostra coscienza di genitori, che chiede di una linea di frattura minante un’antica certezza sui si fonda da sempre la collettività sana di un paese:
il Mulino Bianco esiste ancora?

PUBBLICATO 26/02/2025 | © Riproduzione Riservata



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