Passarunu d'anni mia 'ntrà nu mumentu...
Franco Bifano
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Caro Professore, che brutto scherzo ci hai fatto!
Te ne sei andato così, quasi in punta di piedi, come fanno quelli che non vogliono disturbare. Invece, il vuoto che lasci fa un rumore assordante. Quando ci siamo conosciuti ero poco più che uno sbarbatello, ero un ragazzo che muoveva i primi passi nel mondo della radio. Radio Acheruntia, che oggi tutti chiamano AKR, era già allora una delle emittenti più ascoltate della provincia, ospitata in quella casa di via Bezzecca a Padia dive si respirava un’energia particolare, ma era nel tuo studio che avveniva una sorta di magia. Avevi ideato e conducevi un programma che guardava già molto avanti. Un appuntamento settimanale nel quale poeti come Padula, Scervini, Julia prendevano vita attraverso la tua voce. La storia della Calabria, di Acri e delle sue tradizioni tornava ad essere e viva. Spesso mi trovavo nello studio radiofonico, incantato come un bambino davanti a un cantastorie. Fuori, migliaia di persone restavano incollate alla radio. Nessuno voleva perdere quell’ora di cultura, radici e passione. Ho sempre pensato che quella trasmissione fosse una “costola” di Confronto, il mensile che avevi fondato e che era, a tutti gli effetti, una piccola rivoluzione culturale, perché profondamente libero. Eri già allora uno storico formidabile, un antropologo curioso, uno studioso rigoroso e un profondo conoscitore della cultura calabrese e acrese. Un giorno mi chiedesti di entrare nella trasmissione, cercavi una voce fuori campo, e qualche suggerimento per qualche musica particolare. Mi piace pensare che in quel momento si sia creata tra noi quell' alchimia speciale che ci ha legati. Nonostante i mille impegni, trovavi sempre un sì per ogni progetto che ti proponevo. Quante interviste abbiamo fatto insieme, quante storie originali ho ascoltato sul Beato Francesco Maria Greco, Padula, Scervini, Benedetto Croce. Ricordo gli aneddoti che mi raccontavi delle tue trasmissioni su Rai Tre. Quello che proprio non sopportavi era il “copia e incolla” troppo spesso usato anche da “insospettabili”. Per te la ricerca era fatica, rigore e, soprattutto, indagine sul campo: “bisogna andare alla fonte”, ripetevi. Eri inflessibile sì, ma anche sereno, perché quella fatica tu la trasformavi in vicenda degna di racconto. Indimenticabile resterà per me quella “festa del pane” in Sila. Abbiamo fatto un collegamento telefonico. In venti minuti hai conquistato tutti. Hai parlato del pane come si parla delle cose sacre e chi ti ascoltava è entrato a far parte di riti antichissimi e affascinanti. Quest’estate abbiamo registrato insieme la storia della famiglia Civitate, l’idea era che potesse realizzare un possibile cortometraggio. Poi ci siamo rivisti a ottobre, nel chiosco di San Domenico per la presentazione del libro di Arena. Persone come te dovrebbero avere un “lasciapassare” speciale che fermi il tempo che passa così da poter restare più a lungo fra noi affinché altre generazioni possano continuare a sfogliare quella meravigliosa enciclopedia vivente che sei stato prof. Invece, sei andato via nel mese in cui risuonano nella mente i versi di Padula della "Notte di Natale" che mi riportano inevitabilmente a te. Nel giorno del tuo improvviso malore, stavo pensando a un nuovo appuntamento da proporti: ricordare a fine anni Salvatore Scervini nel centenario della morte. Forse nulla accade per caso! Una amica, senza sapere nulla della nostra amicizia e profonda stima, mi ha scritto: un signore in ospedale ha chiesto di te... "Passarunu d’anni (tua) ntra nu mumentu supa la faccia truvuda del lu munnu, cumi nuvi squarciati dallu vientu, cumi nu fierru ntrà lu mari funnu." (S. Scervini) |
PUBBLICATO 11/12/2025 | © Riproduzione Riservata

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