Un natale qualunque
Manuel Francesco Arena
|
Quel giorno il vecchio al pascolo aveva preso troppo freddo ed era finito per beccarsi una brutta influenza...
I minuti continuavano a scorrere formando le ore e fuori il vento fischiava confondendosi con il canto di un barbagianni lontano. Il verso del rapace apparentemente lugubre e triste, sembrava mettere in soggezione chi potesse sentirlo. In realtà di triste non aveva nulla perché le cose davvero angoscianti del mondo, null’altro erano che i pianti dei bambini disperati, il lamento degli afflitti ed il silenzio dei dimenticati: cose con cui le persone sembravano aver imparato a convivere a forza di nutrirsi di egoismo ed indifferenza, salvo poi scandalizzarsi per i canti dei gufi e dei barbagianni. Il sonno dolce ed in apparenza tranquillo di massaro Piero fu rotto di soprassalto da un rumore metallico e sgradevole. Era già da pochi minuti passata la mezzanotte e da qualche parte aveva preso a suonare il telefonino con quell’odiosa suoneria. L’uomo lo ritrovò sulla credenza e fece appena a rispondere all’ultimo squillo. Era suo figlio da Milano che in un trambusto di voci e musica, si sentiva appena parlare. Questi aveva chiamato il padre per fargli gli auguri e chiedergli se aveva mangiato, com’era il tempo ed altre banalità simili. Cose insomma che si chiedono per cortesia, giusto per intavolare una discussione quando si ha poco o nulla da dire. Il massaro rispose con tranquillità, sebbene in altri tempi non avesse mai amato parlare al telefono. Stavolta però era diverso. Aveva voglia di parlare con suo figlio e prolungarla il più possibile quella telefonata. Voleva domandargli come andava il lavoro e se con Soledad, quella dolce ragazza spagnola dagli occhi neri che lo aveva accompagnato al funerale di sua madre, stavano ancora insieme. Più di tutto però desiderava sapere quando sarebbe tornato giù a trovarlo. Purtroppo dopo un breve tempo, il giovane tutto trafelato in quel trambusto di rumori lo bloccò dicendo: “Papà scusami, ora devo chiudere. Ci sono amici che mi aspettano. Ci sentiamo un altro giorno buon Natale ancora”. Massaro Piero rimase con un buon Natale ancora nei denti e con tutto quello che avrebbe voluto sapere di quell’unico figlio che gli era diventato sempre più un perfetto estraneo. Gli amici lo aspettavano mentre per lui non aveva mai tempo. Con un pizzico di ironia pensò se almeno quando sarebbe morto, quel ragazzo che si mostrava solo con una sporadica e frettolosa rara chiamata come il sole d’inverno, avrebbe un po’ pianto sulla sua bara. Può darsi di si, ma allora le sue lacrime poteva pure tenersele. Certe volte in fondo è troppo tardi quando si scopre di aver perso qualcosa o qualcuno d’importante a cui non si è dato il giusto valore quando lo si doveva. Allora cose serve poi piangere se nulla può ridartele indietro? A niente se non a scrollarsi di dosso qualche rimorso che mai riuscirà ad alleggerire per davvero l’animo. Il fuoco aveva quasi finito di consumare la legna nel camino. Era sempre più tardi e massaro Piero valutò che era uno spreco inutile alimentarlo ancora. Tanto valeva ficcarsi nelle coperte visto che era ora di andare a letto. Nelle città, nei paesi e nei villaggi vicini a quell’ora, la gente usciva dalla chiesa dopo la messa di mezzanotte e nelle piazze si accendevano dei grandi falò come segno di buon auspicio. Questi paesi raggiungibili da quella silenziosa e dispersa valle della Sila Greca in solo mezz’ora d’auto, però sembravano distanti centinaia di chilometri come potevano esserlo Torino, Padova o Genova. Il vecchio ripiombato nella sua stanchezza, con nelle orecchie ancora la voce di suo figlio, aprì un tiretto e cacciò una statuetta di gesso che raffigurava un Gesù bambino sorridente con dei capelli color oro. Lo baciò sulla fronte e la pose sulla credenza vicino al camino. In fondo il vero senso del Natale era quello: lo nascita di Gesù Bambino. Una cosa semplice che eppure tanti per colpa di uno sfrenato consumismo avevano dimenticato oramai. Lo contemplò un po’ quella statuetta delicata e vecchia che aveva comprato al mercato decine di anni prima. Se qualcuno avesse potuto vederlo lì fermo, avrebbe potuto pensare che stesse pregando con grande solennità e commozione. In realtà stava solo augurando buon Natale al bambinello perché quel pezzo di gesso, era lì con lui a fargli compagnia con i suoi occhietti azzurri e con quell’aspetto rassicurante e sereno. Alla fine sospirando, come faceva ogni sera mandò giù un goccio di grappa paesanella, spense la luce ed andò a letto. Fuori era tutto imbiancato. Da ore aveva preso a nevicare forte e forse sarebbe continuato così tutta la notte. L’indomani ed i giorni dopo, massaro Piero non sarebbe andato a pascolare le capre. Se ne sarebbe rimasto a casa davanti al fuoco del franco focolare. Nota: (Questo pezzo è tratto dal racconto “Un Natale qualunque” contenuto nel mio ultimo libro “Il canto della rugiada – Storie di uomini, alberi ed animali”. Purtroppo essendo troppo lungo, ho ritenuto opportuno nella parte iniziale per motivi editoriali di abbreviarlo senza tuttavia snaturarlo troppo. |
PUBBLICATO 27/12/2025 | © Riproduzione Riservata

L'offerta informativa di Acri In Rete restera' gratuita, senza barriere digitali che limitino l'accesso a notizie, inchieste e approfondimenti.
Se credi in un giornalismo libero, indipendente e impegnato a dire la verita', la tua donazione puo' diventare un sostegno concreto alle nostre battaglie.
La tua donazione sara' davvero una (bella) notizia.
Ultime Notizie
EDITORIALE | LETTO 2322
Verso le comunali. Esperienza ma anche novità
Con l’uscita pubblica di Giacomo Cozzolino su Acri in rete, si può.... ... → Leggi tutto
Con l’uscita pubblica di Giacomo Cozzolino su Acri in rete, si può.... ... → Leggi tutto
FOCUS | LETTO 1004
Focus enogastronomia. I 50 anni del Panoramik
Il prossimo 28 agosto il ristorante – pizzeria Panoramik taglia un importante traguardo: i 50 anni di attività. Innovazione e tradizione portanti avanti oggi da Salvatore e Alessandra a rappresentare ... → Leggi tutto
Il prossimo 28 agosto il ristorante – pizzeria Panoramik taglia un importante traguardo: i 50 anni di attività. Innovazione e tradizione portanti avanti oggi da Salvatore e Alessandra a rappresentare ... → Leggi tutto
OPINIONE | LETTO 1675
Caro Prof
Caro Prof, sono passati quasi otto mesi. Otto mesi nei quali la nostra comunità ha continuato a ricordarti in tante occasioni, forse cercando di colmare con le parole il vuoto che hai lasciato. Quell ... → Leggi tutto
Caro Prof, sono passati quasi otto mesi. Otto mesi nei quali la nostra comunità ha continuato a ricordarti in tante occasioni, forse cercando di colmare con le parole il vuoto che hai lasciato. Quell ... → Leggi tutto
FUORI ROTTA | LETTO 754
Quella meridionale una questione sempre attuale
La storiografia e l'insegnamento scolastico, protrattisi per più di un secolo e mezzo, hanno generalmente presentato l'unificazione italiana come un imperativo storico, contrapponendo un Meridione in ... → Leggi tutto
La storiografia e l'insegnamento scolastico, protrattisi per più di un secolo e mezzo, hanno generalmente presentato l'unificazione italiana come un imperativo storico, contrapponendo un Meridione in ... → Leggi tutto
NEWS | LETTO 730
Presentato “Il sole che amerai”, nuovo romanzo di Manuel F. Arena
Nella suggestiva ed evocativa cornice del Chiostro di San Domenico, nel pomeriggio di giovedì 20 agosto, mentre il sole vero si apprestava a tramontare, è stato presentato “Il sole che amerai” di Manu ... → Leggi tutto
Nella suggestiva ed evocativa cornice del Chiostro di San Domenico, nel pomeriggio di giovedì 20 agosto, mentre il sole vero si apprestava a tramontare, è stato presentato “Il sole che amerai” di Manu ... → Leggi tutto



