Verso le comunali. Esperienza ma anche novità
Redazione
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Con l’uscita pubblica di Giacomo Cozzolino su Acri in rete, si può dire che la campagna elettorale per le comunali 2027 è ufficialmente iniziata. Sebbene il periodo di ferie, incontri e strategie si infittiscono. Per la Maggioranza il nome di Mario Bonacci continua ad essere indicato come una delle ipotesi più concrete per raccogliere l'eredità di Capalbo. Il centro destra, una volta costituita la coalizione (Fi, Udc, Idm, Azione, Fdi, Lega) è alla ricerca del candidato/a. Bonacci e Cozzolino sono due figure diverse ma c'è un elemento che, inevitabilmente, li accomuna: entrambi appartengono ad una generazione politica che ha attraversato una parte importante della storia politica e amministrativa di Acri. Non è una questione anagrafica. E sarebbe sbagliato ridurre il confronto politico all'età dei candidati. L'esperienza è un valore e va rispettata. Ma quando ci si propone di governare una città occorre avere anche il coraggio di interrogarsi sul significato politico di quell’esperienza. Chi ha attraversato per decenni la vita politica e amministrativa di una comunità, ricoprendo ruoli, sostenendo amministrazioni, partecipando a maggioranze, opposizioni e competizioni elettorali, ha certamente acquisito conoscenza e capacità. Ma, inevitabilmente, ha anche contribuito alla costruzione della città che oggi abbiamo davanti. Nel bene e nel male. Ed è proprio da qui che la comunità si interroga: quale Acri vogliamo costruire per i prossimi anni? È necessario o meno il ricambio della classe dirigente? Ricambio che, naturalmente, non significa improvvisazione. E questo è, probabilmente, uno degli elementi più interessanti dello scenario politico che si sta delineando. Il rinnovamento non si misura soltanto con l'età ma anche attraverso il metodo, la coerenza delle scelte e la capacità di spiegare ai cittadini le ragioni dei cambiamenti politici. Potrebbe esserci spazio anche per quei soggetti che, pur avendo maturato esperienza nell’attuale stagione amministrativa, hanno progressivamente assunto posizioni di distanza rispetto alla Maggioranza. Ad esempio Simone Bruno e Gino Maiorano hanno tradotto questa distanza in una scelta politica netta, dimettendosi dal ruolo di assessore. Marisa Cofone, capogruppo Pd, ha invece assunto una posizione fortemente critica rispetto ai nuovi equilibri politici della maggioranza, espressa pubblicamente anche nell’ultimo Consiglio Comunale. Ma sarebbe riduttivo leggere ciò che si sta muovendo intorno a loro come il semplice percorso di tre amministratori. Attorno a questa idea sembra essersi già raccolto un gruppo nutrito ed eterogeneo di persone: giovani, professionisti, imprenditori, esponenti del mondo associativo e cittadini che, anche senza precedenti esperienze politiche, sembrano aver scelto di condividere un progetto nuovo per la città. Tre storie politiche differenti, dunque, e tre sensibilità diverse che potrebbero rappresentare non tanto il punto di arrivo quanto il nucleo iniziale di un’aggregazione più ampia, non riconducibile agli schieramenti tradizionali per voltare pagina. In questo quadro, il nome di Simone Bruno sembra essere quello attorno al quale potrebbero convergere sensibilità diverse. Bruno non può essere definito un neofita della politica. Ha alle spalle esperienze consiliari e, nel corso di questi anni, ha avuto modo di conoscere le istituzioni comunali da prospettive diverse: consigliere, Presidente del Consiglio comunale e, infine, assessore. Fino alla rottura con Capalbo. Un percorso abbastanza lungo da avergli consentito di conoscere la macchina amministrativa, pur appartenendo a una generazione politica diversa. Questa combinazione tra esperienza maturata e appartenenza a una generazione diversa potrebbe giocare a suo favore. I primi segnali sembrano indicare una capacità di aggregare energie provenienti da esperienze diverse e anche da mondi finora lontani dalla politica. La vera sfida sarà trasformare questa partecipazione iniziale in un progetto aperto, credibile e duraturo, evitando che anche questa esperienza finisca per diventare semplicemente l'ennesimo contenitore elettorale. Per questo sarebbe utile che la campagna elettorale che sta iniziando non diventasse una guerra personale. Chiunque deciderà di candidarsi merita rispetto. Ma proprio il rispetto delle persone consente di porre con maggiore forza una domanda; dopo tanti anni, Acri vuole affidarsi ancora alle generazioni che hanno accompagnato buona parte della sua storia recente oppure vuole provare ad aprire una fase nuova? Una fase che, attenzione, non significa mandare a casa qualcuno perché ha qualche anno in più ma permettere ad una generazione diversa di assumersi finalmente la responsabilità di governare.
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PUBBLICATO 26/08/2026 | © Riproduzione Riservata

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