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Chiude definitivamente il centro di formazione professionale di via Duglia

Foto © Acri In Rete
Roberto Saporito
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Proprio in occasione della Festa degli innamorati, la Regione Calabria ha dimostrato di non avere a cuore la cittadina silana. Oggi, difatti, funzionari della Regione e della Provincia, che per qualche tempo ne ha gestito le attività, hanno consegnato al proprietario le chiavi dell’immobile di via Duglia. La struttura, che si estende su duemila metri quadrati, per diciassette anni ha ospitato il Centro di formazione professionale. Con discreti risultati.
Dopo l’inaugurazione, in grande stile, nel 2001, le attività sono andate via via diminuendo fino a cessare definitivamente nel 2007, quando, cioè, il Centro è passato sotto la gestione della Provincia. L’avvio era stato promettente.
In cinque anni furono attivati corsi che potessero dare una risposta alle esigenze lavorative del territorio; corsi di ricamo, per idraulici, socio – culturali, di tessitura, di informatica e di grafica.
Arrivarono corsisti da tutta la Provincia. Mille ore di lezioni e sbocchi occupazionali, seppure per tempi limitati, per docenti, tutor ed esperti esterni. Di contro una formazione adeguata per centinaia di disoccupati.
Poi il nulla, complice il negativo rimbalzo delle responsabilità su chi doveva gestire e finanziare il Centro; Provincia o Regione? La scelta, poi, di erogare fondi ai privati, per fare clientelismo e creare serbatoi di voti, ha fatto il resto.
Da dieci anni, quindi, nessun corso, impiegati (oggi smistati presso la sede di Calabria Verde, in piazza San Domenico) costretti a girarsi i pollici e tante, tantissime (circa 100mila annui) spese per fitto, luce, gas, telefono oltre agli stipendi dei dipendenti. Il trasferimento di competenze dalla Regione alle Amministrazioni Provinciali (mai avvenuto definitivamente) doveva far sperare in un cambiamento che, invece, non c’è stato.
In sostanza, il Centro è stato lasciato aperto solo per garantire i posti di lavoro perché di formazione neanche l’ombra. La chiusura della struttura si va ad aggiungere ad altri servizi soppressi o ridimensionati in una città sempre più simile ad un dormitorio. Basti pensare alla Guardia di Finanza, al tribunale, all’Enel, all’Inps, aperto solo tre volte alla settimana, all’ufficio del lavoro, al salumificio, ai vigili del fuoco.
Per non parlare dei gravi errori del passato quando la classe dirigente e politica di allora non è riuscita a creare azioni di sviluppo (per paura, per incapacità, per mancanza di potere contrattuale, per volontà) attraverso infrastrutture viarie (soprattutto per e da Cosenza, da e per il Mar Ionio) e servizi importanti oggi situati a pochi chilometri da qui, su tutti tribunale e carcere.  

PUBBLICATO 15/02/2017 | © Riproduzione Riservata



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