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Lotta sociale e repressione.

Tommaso Spinelli
Foto © Acri In Rete
Il 2 dicembre 2004 è iniziato a Cosenza il processo in corte d'Assise contro tredici persone accusate di associazione sovversiva finalizzata ad attentare all'ordine costituzionale e a rovesciare l'ordine economico dello Stato.
I fatti sono noti: gli indagati avrebbero promosso e organizzato gli scontri di piazza nel corso delle grandi manifestazioni contro i vertici di Napoli e Genova 2001. Il processo è stato per ora rinviato al 20 dicembre per la richiesta da parte della difesa di incompetenza territoriale, visto che i fatti contestati si sono svolti a Genova. La prima sentenza del dicembre 2002, con la quale tutti gli arrestati sono stati rilasciati, è stata in seguito bocciata dalla Corte di Cassazione che ha accolto il teorema Fiordalisi, il pm che ha avviato un inchiesta che, partendo da Genova, ha fatto il giro delle procure italiane prima di trovare a Cosenza un sostenitore accanito in questo solerte servitore dello Stato. Le leggi che hanno permesso a Fiordalisi di avviare la sua inchiesta si basano su un sistema normativo interamente eredito dal fascismo.
Chi abita a Cosenza, chi ha fatto attività politica o semplicemente è vissuto in questa città, i tanti ragazzi e ragazze che frequentano l'Università di Arcavacata, possono avere un'idea di quanto siano assurde le accuse rivolte agli indagati. Pensare alla città di Cosenza come ad un covo di terroristi che tramano per rovesciare le istituzioni Statali attraverso la Rete del Sud ribelle, potrebbe persino sembrare ridicolo, se non fosse di inaudita gravità per la possibilità di ognuno di noi di opporsi in modo aperto, palese e pacifico ad un sistema politico ed economico che non ci piace perché profondamente ingiusto. La lotta sociale non può essere criminalizzata.
E' chiaro che provvedimenti del genere non hanno altra funzione se non quella di reprimere ogni forma di protesta, di stroncare tutti i movimenti di lotta. Perché i movimenti, anzi "il" movimento che è emerso in questi ultimi anni, pur con tutte le sue contraddizioni e le diverse componenti che lo animano e forse proprio in virtù di esse, è evidente che desta paura. Così come fa paura l'esistenza di un pensiero critico che guarda al di là dei filtri colorati che i nostri governanti cercano di imporci. L'idea che milioni di donne e uomini si oppongono alle malefatte di cui quotidianamente i cosiddetti "grandi" si macchiano nel lavoro, ambiente, sanità, immigrazione è la vera origine di questo vergognoso processo. L'accusa di cospirazione rivolta a quanti hanno sempre agito nelle loro lotte alla luce del sole si commenta da sé.
La città ha risposto positivamente anche questa volta, dopo la grande manifestazione di due anni fa. Sabato 27 novembre Cosenza è stata nuovamente attraversata da un corteo di circa diecimila persone, un corteo colorato, rumoroso e pacifico, che ha voluto nuovamente gridare la sua opposizione "contro la nuova inquisizione", e affermare "il diritto a cambiare il mondo". Perché è nostro diritto lottare per ribellarci alle regole del mercato globale e della sua politica di rapina mondiale, nella ricerca di un mondo più equo e più giusto. Se è di questo che i venti indagati sono accusati, allora penso che di poter dire con tranquillità: siamo tutti sovversivi!

PUBBLICATO 7/12/2004

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