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Eroi visionari e banali giudici.

Maurizio Garotti
Foto © Acri In Rete
Invito tutti voi a dirigere la Vostra attenzione su un articolo dal titolo "Enzo Gragnaniello: un eroe romantico", apparso sul sito Acri.info e scritto da tale Bartolomeo Smaldone e, altresì, vi esorto a prostrarvi riconoscenti di fronte alla prosa di questo nuovo Savonarola che, con espressioni quali "Elio Capalbo [gestore del ristorante Old Movie n.d.r.]… può essere considerato un eroe romantico; non si capirebbe altrimenti perché si incaponisca a voler offrire ad una città indegna ed indecente momenti d'arte e di poesia che essa non merita", si pone il fine di percuotere e correggere un paese, il nostro, indecente e indegno di tanta cultura che con spirito caritatevole un ristoratore gli offre, concludendo che "La città di Acri non merita né un uomo né un locale così".
Grazie egr. sig. Smaldone, lei con la sua filippica ci aiuterà di certo a trovare il necessario spessore etico e intellettuale che noi cittadini acresi abbiamo smarrito lungo la via della modernità, a rintracciare i valori morali dell'arte e della cultura che ci sono passati davanti e, distratti dalle insulse cosette quotidiane, non siamo riusciti ad afferrare.
Sa una cosa caro sig. Smaldone (mi scusi per la confidenza), Elio Capalbo non è un eroe romantico, no! Elio è un idealista o, se vuole, un visionario puro, che ha visto un ristorante là dove c'era un cinema abbandonato e che, più di un decennio fa, impose con coraggio una svolta nel campo della ristorazione acrese, aprendo un locale che già nel nome "L'Incontro", stava a designare un luogo nuovo dove si incrociavano le vecchie idee gestionali di un bar, con esigenze nuove che lo stesso Elio riuscì a captare e sviluppare anche successivamente con l'apertura di "The Bellin's Pub".
Ora, tutto il rispetto a questo eroe romantico, come lei lo definisce, senza di lui avremmo continuato ad intendere il bar e la ristorazione come mera parentesi nutritiva, atta a soddisfare solo i bisogni della fame e anche ubriacarci sarebbe stato squallido nonché noioso, quindi tanto di cappello ad Elio e al suo ardimento, ma (i soliti "ma" della vita!) perché offendere un intero paese.
Ho assistito al concerto di Bonocore, musicalmente stupendo, ma in sottofondo c'era il rumore dei piatti e delle posate e il mormorio della gente che desinava quasi infastidita dalla musica e, se ciò non bastasse, il suono del campanello che richiamava il cameriere in cucina per portare ai commensali la pietanza successiva che si insinuava, stonato, nelle cadenze oscillanti del jazz.
Io ero lì per ascoltare il concerto, avevo pagato il biglietto per la musica e non per sentirmi un intruso ad un matrimonio; perché sembrava di essere ad un matrimonio con Bonocore e i suoi musicisti pagati per intrattenere gli invitati, quindi la musica e l'arte sottomessi alla consumazione del cibo e non come attrazione principale.
Domanda: chi ha organizzato il concerto in un ristorante?
Seconda domanda: perché Lei, sig. Smaldone, si erge a difensore di Elio che non ha bisogno della sua protezione perché uomo coraggioso e degno imprenditore e, invece, spara a zero sugli acresi che "hanno continuato a desinare dando le spalle al palcoscenico" (vergognoso gesto di inciviltà) quando molti di loro, probabilmente, erano lì per mangiare e non per l'arte?
Risposta: molti di loro erano lì per cenare semplicemente perché quello è un ristorante, innovativo come tutte le cose create da Elio in questo paese ma pur sempre un ristorante che essendo tale non può permettersi di offrire solo musica.
Non ero presente al concerto di Gragnaniello perché impegnato su Corigliano a fare il cameriere ad un matrimonio dove c'era un musicista che intratteneva gli ospiti, ma che era da questi ignorato, più o meno quello che succede ai pregevoli artisti che si esibiscono all'"Old Movie". Un caro amico che al concerto c'è stato mi ha riferito che lo stesso Gragnaniello, ad un certo punto, ha chiesto ai presenti con l'inconfondibile accento napoletano, se avessero finito di mangiare. Ciò detto, non posso che giungere a questa conclusione: non sono gli acresi ad aver offeso un artista, ma è stato un errore organizzare un concerto in un ristorante continuando ad offrire a chi entrava la possibilità di consumare la cena dando le spalle al palcoscenico.

Viaggiare in direzione ostinata e contraria è virtù di tutti coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo o, perlomeno, a vedere i propri sogni realizzati con fatica e coraggio anche in un paese che non li apprezza (Elio ne sa qualcosa!), ma in ognuno deve esserci l'onestà e l'umiltà del proprio pensiero e, soprattutto, il rispetto delle opinioni altrui, perché siamo tutti bravi a mitragliare sui mali di questo nostro paese, ma l'identità del cittadino, qui l'identità o la sensibilità artistica, non può essere sottoposta a giudizio in un contesto in cui l'arte non è cosa centrale, ma appendice della ristorazione.
Discorso a parte è l'educazione ad apprezzare l'arte e l'emotività dell'ascoltatore di cui possiamo parlare all'infinito, arrivando anche alla conclusione che l'acrese non apprezza nulla, ma offendere indiscriminatamente è assolutamente controproducente.
Cordialmente.


PUBBLICATO 8/12/2004

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