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25 aprile mancato...

Algieri Marina
Foto © Acri In Rete
Cosa dire del 25 aprile, Festa della Liberazione, in cui tutti i paesi europei che nel corso della seconda guerra mondiale che finirono sotto l’occupazione tedesca si organizzarono in movimenti di liberazione nazionale, ricorrendo a forme di opposizione attiva e passiva dando vita al fenomeno della resistenza.
Tale lotta si caratterizzava da una parte come guerra di liberazione contro la dominazione e l’oppressione di eserciti invasori, dall’altra come proposta di ideali antitetici a quelli del totalitarismo nazista e fascista. I caduti della guerra della resistenza italiana furono circa 70.000, grazie ad essi, al loro sacrificio, fatto di stendi, di fame, persecuzioni, di vite spezzate, non solo le loro ma anche delle loro famiglie. Oggi noi godiamo del nostro benessere fatto sul sangue di questi eroi.
Molto spesso ci dimentichiamo da dove proveniamo, le nostre origini, fino al punto di rinnegarle con un assenteismo e un far finta di nulla elevandoci ad alti ranghi che non ci competono e non ci appartengono, ecco, questo è stato fatto oggi ad Acri, in cui non si è tenuto conto del giorno della memoria per tutti i partigiani di Acri.
La vergogna che deve sentire Acri, l’amministrazione o qualsiasi cittadino, è quello di non provare più nessun spirito patriottico, di non riunirsi in giornate come queste, se non per andare a fare o l’aperitivo o la gita fuori porta, che è molto più importante, è ovvio che se l’esempio non viene dato da tutto l’organo di amministrazione cosa chiedere agli altri?
Lo stesso organo che da anni, di tutte le amministrazioni che si sono succedute, che con false promesse, hanno fatto stare buoni i componenti della famiglia Algieri del compianto Algieri Giuseppe, partigiano delle Fiamme Verdi dell'Alta Valcomonica, Medaglia d’Argento, caduto in battaglia contro i fascisti il 15 aprile 1945, a soli 21 anni, per una degna sistemazione dei resti di mio zio.
Stamattina c’è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, oltre all’assenteismo da parte delle autorità, recuperata con la presenza dall’assessore Gabriele, era uso, costume e consuetudine che finita la manifestazione per le vie principali del paese si andava a deporre una corona di fiori sulla tomba di mio zio, quest’anno ciò non è avvenuto, non tanto per i fiori o per una questione economica ma per una questione di simboli, bastava anche una “frasca” di alloro recuperata in un qualsiasi vallone, magari recuperata da qualcuno dei molti volontari sul territorio acrese, per non essere in contrapposizione a tutti gli onori che sono stati fatti in tutta Italia, a partire dal Presidente della Repubblica Napolitano, fino all’ultimo sindaco del comune più sperduto della nostra penisola.
Ora io mi chiedo, come nipote diretta interessata, c’è bisogno di fare tutte queste sceneggiate, di mettersi in mostra, di fare vedere e non essere veramente persone con determinati principi in cui non si può assolutamente transigere di onorare chi, per merito suo, ti permette di fare quello che stai facendo, e di ammettere che tutti quanti noi al loro posto non saremmo mai stati in grado né di pensare e né di fare quello che hanno fatto loro, che con la loro vita ci hanno regalato il bene più grande: la LIBERTA’ e la DIGNITA’ della persona umana.

Alla luce di tutto questo, io credo che non era assolutamente necessario andare a deporre oggi pomeriggio una corona da mio zio, per riparare a quello che era accaduto stamattina, visto che è stata deposta dal fioraio, avvertito all'ultimo momento, non alla presenza dei familiari, senza esserci nè il picchetto d'onore nè una rappresentanza delle forze dell'ordine o dell'amministrazione.
Se mio zio fosse ancora vivo, sarebbe amareggiato e deluso dal tradimento posto al ricordo di tutto quel sangue versato da chi, come lui, ci ha creduto fino in fondo al costo della propria vita e i fatti lo hanno dimostrato. VIVA LA LIBERTA' conquistata da quegli uomini sepolti e non onorati.

PUBBLICATO 26/4/2007

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