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Ripresi i lavori di scavo al sito archeologico di colle Dogna.

Roberto Saporito
Foto © Acri In Rete
Il passato è la chiave del presente. E’ una citazione che si trova sovente nei libri di naturalistica. E’ risaputo che, attraverso ritrovamenti di fossili e reperti, si può risalire all’ originario habitat e, naturalmente, all’ età del sito studiato. Ed ecco perchè la ripresa dei lavori nel sito archeologico di colle Logna, poco fuori il centro abitato, a ridosso della provinciale Acri – Serricella, è stata accolta con particolare soddisfazione dall’intera comunità.
Da ieri, quindi, il gruppo di studio sarà all’opera per un mese circa, un lasso di tempo necessario per completare l’iter. Era dal 2000 che il sito non veniva più studiato. Anche questa fase di lavoro sarà portata avanti dalla cattedra di protostoria dell’università La Sapienza e dai docenti Vanzetti e Ialonco. Durante la prima campagna di scavi, commissionata dalla Soprintendenza della Calabria, sezione di Sibari guidata dalla dott.ssa Luppino, vennero alla luce oggetti che testimoniarono come Acri esisteva già dall’età del rame e del bronzo. Alcuni reperti risalgono al 3000 a.c., altri al 1800 a.c. Tra i numerosi oggetti vi sono abbondanti ceramiche con la tipica decorazione a squame e incisa con motivi a zig-zag, vasi decorati, laminette di rame, manici e bordi di vasi e monete. Una singolare novità è stato il ritrovamento di alcune punte di frecce di selce e di strumenti di ossidiana. Del 2000-1700 a.c. provengono numerose ciotole e tazze dal caratteristico profilo spigoloso ed anche un certo numero di frammenti di vasi di forma chiusa ( olle ). Gran parte di questi reperti sono custoditi presso il museo archeologico di Sibari.
Nel sito non stati ritrovati resti umani probabilmente perchè le caratteristiche acide del terreno non ne hanno permesso la conservazione. L’associazione Acra si dichiara soddisfatta per la ripresa dei lavori e ringrazia tutti quegli enti che hanno permesso il riavvio della campagna archeologica; Provincia, Comune, Comunità Montana, Credito Cooperativo di Bisignano. Ma ci si chiede, infine; perché aver permesso di realizzare un grosso edificio scolastico in una zona di notevole interesse archeologico? Possibile che nei 200 chilometri quadrati di territorio acrese non vi era un’altra area per la costruzione della scuola?


PUBBLICATO 24/09/2008

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