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Punto nascita, l'01 maggio si chiude.

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
Come prevedibile, la proroga di tre mesi della chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale civile “Beato Angelo” non è bastata a scongiurare definitivamente il pericolo.
C’è infatti il decreto firmato dal presidente della giunta regionale, nonché commissario alla Sanità, Giuseppe Scopelliti, il numero 4 del 17 gennaio scorso, di calendarizzazione della chiusura dei reparti nei cinque ospedali interessati.
Si tratta, oltre che di Acri, la cui chiusura è prevista per il prossimo 1 maggio, anche di San Giovanni in Fiore e di Melito Porto Salvo (1 marzo); e della Case di cura Villa Michelino, di Lamezia Terme (1 giugno), e Cascini, di Belvedere Marittimo (1 giugno). Quello di San Giovanni in Fiore è stato già chiuso.
Questi punti nascita sono stati individuati, come recita il decreto del presidente Scopelliti, “con il decreto del commissario ad acta del 16 novembre 2010, sulla base di quanto espressamente previsto dalle linee ministeriali e a seguito di valutazione del rischio clinico”.
La chiusura del reparto, piombata sul centro presilano nello scorso mese di novembre con lo stesso effetto deflagrante di un fulmine a ciel sereno, aveva innescato composte forme di protesta, sfociate in un solo episodio di intemperanza nei confronti del sindaco Gino Trematerra. Nel corso di una manifestazione, infatti, a tarda sera, un gruppo di persone, come lo stesso primo cittadino ha ricordato nell’ultimo consiglio comunale, si è presentato davanti al portone di casa suonando ripetutamente, telefonando e intonando cori di protesta.
Rispetto alla prima data di chiusura, del 10 dicembre, in piena zona cesarini, era arrivata la proroga di tre mesi. Ora la data ufficiale dell’01 maggio. Si chiude, in sostanza, perché vengono ritenuti pericolosi, per la salute del neonato, quei punti in cui non si raggiungono le cinquecento nascite all’anno, poiché qui non c’è un reparto di Neonatologia. Ad Acri si arriva all’incirca alla metà, ma è molto più pericoloso, con le strade di collegamento che il centro presilano si ritrova, cercare di raggiungere in tempi utili l’ospedale di Cosenza o quello di Rossano.
C’è insomma una questione di urgenza che non può essere contemplata nelle asettiche cifre di una contabilità fatta unicamente sulla carta, senza tener conto delle condizioni dei territori. Quello di Acri è stato classificato come ospedale di montagna, che significa esattamente il riconoscimento di una specificità geografica e orografica. Ma questo status non può essere valido solo per alcune tipologie sanitarie ed essere disatteso per altre. La sensazione che si percepisce è quella di una involuzione che riporta l’orologio indietro di diversi decenni, quando per nascere bisognava raggiungere Cosenza, con i relativi rischi del viaggio.


Fonte "Il Quotidiano della Calabria" del 23-01-2011.

PUBBLICATO 23/01/2011

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