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Io, donna per un giorno!

Franco Bifano
Foto © Acri In Rete
Lo ammetto, il 13 febbraio giorno della manifestazione delle donne, io sono stato una di loro. Sarà stata colpa della incredibile voglia di condividere questo momento, o di un momentaneo "ribaltamento" ormonale, sta di fatto che ho cominciato a pensare al femminile e a sentirmi una donna a tutti gli effetti. E' grave? un mio amico psicologo mi ha parlato di "sindrome dello sdoppiamento reversibile" non ci ho capito una mazza, ma per dargli soddisfazione, gli ho fatto credere di avermi convinto. Intanto, ho vissuto e condiviso tutta la manifestazione sentendomi parte integrate del gruppo.
Va a finire che adesso mi toccherà pure ringraziare Berlusconi. Già, perché senza i suoi festini al "bunga bunga", senza la sua smania di insidiare le giovanissime, o come sostengono i magistrati di Milano, la tentazione di "adescare" minorenni, e senza soprattutto la mercificazione del corpo femminile ormai istituzionalizzata, difficilmente le donne avrebbe trovato motivazioni così forti da organizzare una manifestazione nazionale, cosi imponente, per rivendicare il loro diritto di dire basta. Piazza del Popolo a Roma e le altre piazze italiane erano più belle del solito, arricchite di allegria, ironia, di un atmosfera gioiosa e contagiosa. Si percepiva aria fresca intrisa di nuovi profumi, una fragranza di libertà cosi gradevole che si aveva quasi la sensazione che oltrepassasse lo schermo tv.
"Se non ora quando" slogan perfetto. Mai come adesso i tempi erano maturi per manifestare il proprio dissenso. Tanto, quale idea avesse questo governo sulle donne, lo si era intuito fin dall'inizio. Il primo provvedimento adottato, da questi "politici illuminati", è stato l'abolizione della norma che vietava il licenziamento delle donne incinte. Se il buon giorno si vede dal mattino non era il caso di farsi troppe illusioni. Però, che il nostro settantacinquenne Presidente del consiglio (detto anche l'utilizzatore finale) avesse una idea cosi arcaica delle donne tanto da istituire una sorta di sultanato che gli consentisse la loro "utilizzazione" a proprio piacimento è una cosa che, francamente, fa cadere le braccia. Certo, poi il Sultano si occupava di mantenerle a colpi di bonifici bancari e nei propri appartamenti di Milano. Sempre pronte, magari, per la prossima festa in villa. Le più brave, le favorite, finivano in "lista di attesa" per essere piazzate in tv o meglio ancora (per lui) in ruoli istituzionali cosi (bisogna riconoscere l'idea brillante) da scaricare il costo delle loro prestazioni su noi cittadini. Geniale!
Adesso, non è il caso di lasciarsi ingannare dai cani da guardia del Premier, che disponendo di giornali e televisioni abbaieranno sulla manifestazione, parlando di poche persone strumentalizzate, o di appoggio a teoremi giudiziari. Mentono consapevolmente. Gli storici sanno che succede spesso, quando i regimi stanno lentamente ma miseramente crollando.

PUBBLICATO 15/02/2011

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