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La festa dei lavoratori e la sentenza della Tissenkrupp.

Rosanna Fiamma
Foto © Acri In Rete
Dedichiamo questo giorno ai tanti lavoratori morti mentre adempivano al loro dovere, e non a caso coincide col giorno della beatificazione di Giovanni Paolo II, il Papa, ma soprattutto, l'uomo del dialogo e dell'apertura, che contribuì alla caduta del muro di Berlino, che fu prete operaio e che non smise mai fino all'ultimo di essere vicino ai giovani che chiamava "sentinelle del mattino". Una figura di Papa combattente, con idee profondamente innovative sia in politica che in religione e con una notevole esperienza maturata nella sua Polonia comunista, attraverso l'apertura a regimi politici ed economici fino ad allora chiusi, senza aver mai paura della "verità garanzia di libertà". Ha utilizzato la sua esperienza di uomo giocando un ruolo determinante nella storia contemporanea.
Ma non possiamo non dedicare questo giorno alle famiglie dei lavoratori morti nelle acciaierie Torinesi della TyssenKrupp, uno dei fatti più tristi che nel 2007 ci aveva lasciati sconvolti ed amareggiati per l'ennesima morte orribile fatta da sette uomini, a causa di un incendio scoppiato in un'ala dell'azienda. Sette giovani uomini con tante speranze e tanta voglia di lavorare e di migliorare la propria vita e quella delle rispettive famiglie. Ma qualcosa non ha funzionato quel maledetto giorno, qualcosa che loro, ignari, non potevano immaginare, o prevedere. Le condizioni in cui erano costretti a lavorare, però, non erano delle migliori e i dirigenti ben conoscevano i doveri di sicurezza che dovevano rispettare, per non mettere a rischio la vita dei propri lavoratori.
Per ridurre il pericolo di infortuni esistono regole ben precise che i datori di lavoro sono obbligati a mettere in pratica. Lo Statuto dei lavoratori parla chiaro in tal senso, non si deve risparmiare sulla sicurezza perchè si tratta di vite umane, e non ci si deve arricchire a scapito della vita di chi lavora, per produrre di più mettendo a rischio uomini o donne che sono li per guadagnarsi da vivere, non certo per andare a morire. Il Testo unico della sicurezza sul lavoro, cioè il Decreto Lgs. n. 81 del 2008 impone al nostro paese di attuare le Direttive Europee in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e prevede specifiche sanzioni per responsabilità penale, in caso di inosservanza delle stesse, ed il diritto al risarcimento del danno. Dato il numero inquietante di morti, infortuni, invalidi da lavoro e colpiti da malattie professionali, l'Italia é agli ultimi posti in Europa in fatto di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro.
A distanza di quasi quattro anni dal rogo della Tissen Krupp, il 15 aprile scorso i giudici della Corte D'Assise di Torino hanno emesso la sentenza che, riconoscendo l'imputazione per "omicidio con dolo eventuale", ha condannato l'amministratore delegato a 16 anni e mezzo di reclusione, altri 5 dirigenti a 13 e mezzo ed un altro a 10 anni e 10 mesi, oltre alla pena pecuniaria per il risarcimento del danno per un milione di euro. Da più parti si è parlato di sentenza esemplare perchè ha dato un esempio di giustizia a tutti quelli che credono ancora nella Costituzione e nelle leggi dello Stato. Nel corso delle indagini, sono state raccolte molte testimonianze da cui si è appreso di allarmi trascurati, di impianti non verificati, di estintori non ricaricati e persino di un intervento del costo di ventimila euro,poi ritenuto eccessivo, insomma una spesa da tagliare.
La sentenza del processo Thyssen krupp, ha riconosciuto, quindi, la responsabilità per omicidio con dolo eventuale, ma su questa "eventualità" mi permetto di dissentire perchè fino ad ora gli imprenditori non hanno mai pagato penalmente per gli infortuni sul lavoro, o almeno mai come avrebbero dovuto, per quelle decine di migliaia di persone che sono morte o rimaste mutilate o colpite da malattie terribili, e l' eventualità del dolo, anche in questo caso, attenua la pena.
I familiari di quegli operai morti avrebbero certamente voluto pene ancora più severe, forse l'ergastolo per quei figli, fratelli o padri di famiglia, morti in quel modo atroce, e per loro non sarà considerata affatto esemplare, forse solo una sentenza giusta o meno giusta. Esemplare quindi è da considerare solo perchè mai fino ad ora gli imprenditori avevano pagato penalmente, col carcere, o solo perchè la lentissima evoluzione legislativa sulla sicurezza del lavoro non aveva mai fino ad ora spaventato realmente gli imprenditori che hanno investito poco sulla sicurezza e molto sui loro profitti. Il far soldi, purtroppo ha sempre prevalso sulla sicurezza individuale e collettiva. Possiamo considerare tale sentenza importante nel percorso, ancora molto lungo, della giustizia per le morti sul lavoro, perchè non debbano più essere considerate "bianche" queste morti, ma solo ingiuste e che si faccia di più, da questa sentenza in poi, per una diversa organizzazione del lavoro, per l'abolizione dello sfruttamento dei lavoratori, per salari più giusti e tanta prevenzione e controlli reali. I sindacati hanno il dovere di fare molto di più, ma solo se gli uomini rispetteranno gli altri uomini potrà cambiare veramente qualcosa nel mondo del lavoro ed in ogni ambito del sociale.

PUBBLICATO 01/05/2011

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