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CGIL l'ospedale di montagna, una beffa

Piero Cirino
Foto © Acri In Rete
Nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale, promossa dalla Cgil su “La salute è un diritto costituzionale”, ieri mattina si è tenuto un sit-in di protesta del sindacato di fronte al presidio ospedaliero “Beato Angelo”. Tra gli altri, era presente anche il segretario generale della Cgil di Cosenza, Giovanni Donato.
Oltre a ribadire i motivi generali della mobilitazione, ad Acri la Cgil ha posto l'accento sul futuro dell'ospedale cittadino, per il quale è già in programma una imponente manifestazione, promossa dal “Comitato di lotta in difesa dell'ospedale”, per mercoledì 30 novembre.
A tal riguardo, la Camera del Lavoro ritiene che “la trasformazione in ospedale di montagna di quello di Acri, con soli venti posti letto in Medicina, sia un artificio e una beffa, un binario morto che, alla verifica prevista, porterà alla chiusura dell'attività per acuti.
In questo modo
– per la Cgil -, alla popolazione del Comune di Acri non viene garantito un principio importante sancito dalla Costituzione italiana: l'uniformità e l'equità delle prestazioni sanitarie con l'erogazione dei Lea e non si tiene conto delle vere disposizioni riguardanti i territori di montagna, che prevedono anche divisioni di Chirurgia e Ortopedia – Traumatologia. Senza attività continuativa e completa, con la relativa organizzazione apicale delle Unità Operative Complesse, viene a mancare la competenza necessaria a dare le risposte che un ospedale deve fornire”.Per la Cgil, “è urgente uscire dall'equivoco e, sapendo che è possibile derogare dal Piano di riordino regionale, come è avvenuto per alcune località come Tropea e Serra San Bruno, occorre stabilire se si vuole che questi presidi conservino la denominazione di ospedali. In tal caso, si devono mettere in condizione di erogare le prestazioni dovute, garantendo almeno la presenza di due strutture complesse di Medicina e Chirurgia, con day hospital e day surgery, che potrebbero essere a disposizione di altre branche in grado di effettuare interventi qualificabili, come pacchetti ambulatoriali complessi; la presenza di un Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, con Pl Obi e annessa Emoteca”.
Inoltre “si dovrebbe disporre l'assistenza alla gestante, con accompagnamento protetto, con mezzi idonei, presso l'ospedale più vicino, e non quello a cui si devono far raggiungere il numero minimo di nascite annue”. Quindi, “si dovrebbe potenziare l'attività ambulatoriale con le varie specialità, compresa Anestesia, e con servizi di Laboratorio Analisi e Radiologia, disponibili H24. In particolare, la presenza in pronta disponibilità di un ginecologo e di personale ostetrico permetterebbe alle donne di essere valutate correttamente, ai fini del trasporto presso i centri di riferimento, evitando al personale del 118 di effettuare trasporti a rischio per madri e neonati, con la possibilità, non remota, di ripercussioni medico – legali che porterebbero l’azienda a risarcire danni per milioni di euro”.



Fonte: "Il Quotidiano della Calabria" del 19-11-2011.

PUBBLICATO 20/11/2011

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