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Ospedale Beato Angelo – La capacità di prendere atto di un risultato

Leonardo Marra
Foto © Acri In Rete
Dopo qualche tempo di silenzio, durante il quale ho preferito osservare e riflettere su quanto stava accadendo intorno, mi piacerebbe ora esternare un paio di queste riflessioni.
In realtà di cose da dire, in merito all’attività locale, ce ne sarebbero state parecchie, ma mi piace pensare che stia volgendo al termine l’epoca delle lagnanze fini a se stesse e soprattutto quello degli attacchi personalizzati, quasi persecutori, che vorrebbero acquisire rango di carattere politico e che nulla mai hanno prodotto di concreto. Credo che sia ora di rivolgere una pragmatica attenzione solo a chi fa, a chi porta concreti risultati sul nostro territorio e discutere di quelli.
Pertanto, non starò adesso a disquisire delle prossime elezioni politiche, anche se ritengo (senza tema di smentita) che questo sia davvero un appuntamento con la storia, una di quegli eventi che possono indirizzare in maniera definitiva, in un senso o nell’altro, le sorti di una nazione. Mi auguro solo che noi Italiani si comprenda la portata di questo evento e che ci si rechi tutti alle urne per esprimere la nostra volontà di uscire dalle secche nelle quali ci siamo impelagati. Certo la legge elettorale attuale non facilita l’arduo compito di riportare i cittadini ad esprimere il desiderio di essere rappresentati da questo o quel candidato, c’è solo da sperare che, qualunque sia lo schieramento vincente nelle prossime elezioni, si possa riportare la democrazia verso il popolo così come è stato nel passato e come sancito dalla nostra Costituzione.
C'è dunque un altro argomento che in questi ultimi mesi ha attirato la mia attenzione, un avvenimento più campanilistico e per questo, forse, più interessante.
Mi riferisco alla vicenda dell’ospedale “Beato Angelo”.
Sono mesi che la diatriba sulla chiusura dell’ospedale di Acri ha focalizzato l’attenzione dell’intera comunità. Di questo non c’è da meravigliarsi. Era in gioco, non solo la possibilità di accesso immediato ad una struttura sanitaria di eccellenza per un bacino di utenza di qualche decina di migliaia di persone, quanto la stessa sopravvivenza di una comunità che nell’ospedale, molto più prosaicamente, intravedeva una delle poche opportunità di sviluppo che il territorio offre. La chiusura dell’ospedale avrebbe significato l’anticamera del collasso sociale e l’inizio della morte per inedia dell’intera comunità. Or bene l’argomento ospedale è stato uno dei temi che ha infervorato l’opinione pubblica negli ultimi tempi, tanto da dare vita ad un movimento spontaneo che si è battuto perché chi avesse avuto la possibilità politica di farlo, si fosse interessato affinché la comunità non venisse privata di un presidio ospedaliero molto importante.
In effetti, chi aveva tale possibilità lo ha fatto; ha messo in gioco la propria credibilità e operando silenziosamente, senza grandi clamori, cercando in più occasioni di rassicurare la cittadinanza sul buon esito dell'operazione, mettendoci la propria faccia, è riuscito nell’intento.
Ora, la parte difficile da capire è perché, invece di remare a favore, o comunque non ostacolare, chi si stava interessando alla faccenda, c’era chi godeva degli apparenti stalli che inevitabilmente si verificano in situazioni del genere, non facili da gestire, ed approfittava di tali presunti “en passe” per fomentare l’astio ed esacerbare gli animi. Come se, qualora l’ospedale avesse davvero chiuso i battenti, questo potesse essere ritenuto un momento di vittoria (personale o politica che essa fosse).
Per fortuna i risultati sembra non siano stati quelli che queste Cassandre auspicavano.
Io trovo che, al di là degli schieramenti politici, vista l’importanza dell’obiettivo che ci si proponeva di raggiungere e la sua valenza sociale per il nostro territorio, questi atteggiamenti da vecchia “prima repubblica” non diano esattamente il senso di quel rinnovamento che gli Italiani (e dunque anche gli Acresi) vorrebbero intravedere nella “nuova Politica”. L’impegno nella politica, la vittoria nei confronti elettorali, non passa necessariamente per il tentativo di annichilimento dell’avversario, non deve partire dall’equazione avversario = nemico da abbattere, ma deve trarre, dalla forza dell’avversario e dalla competizione, il necessario sprone per propugnare le proprie idee cercando di far valere la determinazione della ragione e non il diluvio dell’ignoranza.
Il conflitto improduttivo, infatti, è ormai diventato, oltre che storicamente dannoso per la nostra comunità, anche sconfinatamente stucchevole.
Credo che, come cittadini e potenziali “utenti” dell’ospedale “Beato Angelo”, non si possa non essere riconoscenti a chi ha assicurato la possibilità di ricevere assistenza e cure a due passi da casa, piuttosto che a chi sperava che l’ospedale chiudesse per dimostrare la validità dei propri teoremi a spese di tutta la cittadinanza.

PUBBLICATO 28/12/2012

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