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Il coraggio di guardare fuori dalla finestra

Foto © Acri In Rete
Franco Bifano
Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di parlare dell'efficacia della comunicazione e del ruolo dell'informazione con un gruppo di studenti del Polo Unico d'Istruzione di Acri.
È stata una di quelle belle esperienze che in qualche modo, vedendo i loro volti puliti e la loro genuinità, ti fanno riconciliare con questa società sempre più aggressiva e caotica.
Oggi, parlare con i ragazzi d'informazione è quasi un atto di sopravvivenza civile. Viviamo sommersi dalle notizie che ci piovono addosso alla velocità di una grandinata estiva.
Sappiamo tutto di tutti, o almeno è quello che crediamo. Eppure, rischiamo di non capire quello che che conta davvero.
Il problema non riguarda soltanto la quantità di notizie che riceviamo, ma la loro “qualità” e, soprattutto, l’attendibilità delle stesse.
Con gli studenti abbiamo discusso della vera o presunta autorevolezza dei mezzi di comunicazione, della manipolazione delle notizie e dell’importanza dello sviluppo del pensiero critico.
Una notizia, infatti, può essere manipolata, basta confezionarla con il “taglio giusto” o relegarla in fondo al telegiornale o depotenziarla del tutto.
Per spiegare questo meccanismo non c’è stato bisogno di scomodare manuali di comunicazione.
È bastato parlare di quello che sta succedendo in questi giorni in Calabria e nel resto del Mezzogiorno.
Nei giorni scorsi, camion e trattori hanno occupato strade e punti cruciali della viabilità, portando in piazza la protesta contro il caro carburante e le difficoltà di chi lavora nell’agricoltura e nell’autotrasporto.
Dietro ogni azienda agricola, è bene ricordarlo, ci sono investimenti, macchinari, raccolti e anni di lavoro. Dietro a ogni ditta di autotrasporto ci sono mezzi da mantenere, dipendenti da pagare e carburante che, quando ha un costo così elevato, rischia di trasformare ogni chilometro in debiti da onorare.
Eppure, nell’informazione nazionale questa realtà ha faticato a trovare uno spazio. Per giorni è, addirittura, scomparsa dai radar dei telegiornali, come se non esistesse nulla. Niente strade bloccate da trattori e camion.
Mettiamola cosi: una sorta di “flotta fantasma”, presente sulle strade, ma invisibile agli obiettivi delle telecamere. Del resto, se un fatto non passa in televisione, esiste davvero? E se la disperazione non compare in video è davvero reale?
Il problema è che certe cose non si devono vedere, perché la narrazione deve essere: "Va tutto bene, madama la Marchesa!"
Meglio allora continuare a parlare delle inesistenti novità di Garlasco e della ricina di Pietracatella.
Parlare per giorni del nulla mischiato con niente e, tuttavia, ore e ore di trasmissioni inutili, prima e dopo i pasti.
Vogliamo parlare delle manifestazioni nelle città per protestare contro il caro vita e gli affitti alle stelle?
Sparite dai palinsesti, si continua a parlare solo dei gruppi di minorenni che hanno devasto negozi e strade.
Sia chiaro, gli episodi di violenza vanno documentati e le responsabilità accertate.
Ma una cosa è raccontare i disordini, un’altra è permettere che si mangino l’intera notizia.
La presenza di minorenni in contesti di protesta meriterebbe un’indagine seria: chi sono? Perché si trovavano lì e che cosa li ha spinti a partecipare?
Tornando all’incontro con gli studenti di Acri, credo che la cosa importante sia stata quella di far loro capire di non fidarsi di verità che potrebbero essere costruite ad arte, ma coltivare il valore del dubbio.
Qualche volta, per ritrovare la verità, più che accendere la televisione basta avere il coraggio di guardare fuori dalla finestra.

PUBBLICATO 22/10/2026





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