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Chiamata alle urne

Foto © Acri In Rete
Franco Bifano
Gli studenti serbi, dopo due anni di proteste contro Aleksandar Vucivic e il suo sistema di potere, hanno trasformato la contestazione di piazza in una vera forza politica di opposizione.
Con la “Lista degli studenti” si sono presentati alle elezioni, e dopo 16 anni, hanno mandato a casa il Presidente e tutto il cucuzzaro al seguito.
Un segnale di cambiamento che, nonostante l’imminente arrivo dell’inverno, profuma di primavera.
Dalla Serbia, quindi, arriva una inebriante fragranza che sarebbe bello se attraversasse le frontiere ed arrivasse nelle università, nelle piazze, nei quartieri e nei luoghi di lavoro di tutta Europa.
Una scintilla, si spera, capace di incendiare non le città ma le coscienze e riempire nuovamente i seggi elettorali.
La democrazia non ha bisogno di essere incendiata, ha bisogno di essere risvegliata e alimentata con l'esercizio attivo della cittadinanza.
Ha bisogno di cittadini che partecipino e di giovani che ritrovino il fuoco della passione civile, prendendo in mano il proprio destino che non può più essere lasciato in mano a vecchi dinosauri guerrafondai.
Di questa gente senza scrupoli e umanità, che li manda al morire al fronte per combattere guerre che consentano loro di conservare il potere più a lungo possibile, non se ne può davvero più.
Questi vecchi arnesi, che non vogliono mettersi da parte, andrebbero spazzati via da un vento impetuoso fatto di partecipazione (in Serbia ha votato il 73%) e di giovani organizzati, capaci di trasformare la contestazione in una forza che ha voglia di governare il futuro.
Mi auguro che, prima o poi, questa primavera balcanica arrivi anche dalle nostre parti, dove i giovani che scendono in piazza per rivendicare più fondi per l'istruzione e protestano per il carovita, vengono troppo spesso assimilati a sovvertitori dell' ordine pubblico.
In Italia, la maggioranza può anche vivere nelle proprie contraddizioni e collezionare promesse mancate, tanto dall’altra parte c’è una coalizione che, prima ancora di discutere come cambiare il Paese, deve decidere ancora chi siederà a capotavola, sempre ammesso che, nel frattempo, non sia già saltato tutto per una dichiarazione fuori posto o per un sondaggio considerato penalizzante.
Eppure, la lezione che arriva dalla Serbia è proprio questa, non basta essere contro qualcuno, bisogna avere la capacità di costruire un’alternativa. Non basta denunciare le colpe di chi governa, bisogna dimostrare di avere una visione migliore per il Paese.
Qualcuno lo faccia sapere all’attuale opposizione, perché la primavera serba potrebbe attraversare l’Adriatico e loro, presi dai inutili distinguo,bnon la vedrenno nemmeno arrivare.

PUBBLICATO 26/10/2026





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