RELIGIONE Letto 3830

La leggenda del Sahara


Foto © Acri In Rete



Mi Dicono che oggi è pazzesco deviare verso questo deserto, ma io voglio ascoltare la sua voce, ho letto che il deserto parla.
Per noi il deserto è “maledizione”, per il popolo dei Tuaregh è la “benedizione”.
I Tuaregh sono stati felici abitatori del Sahara, in questi ultimi anni hanno abbandonato la felicità e premono ai nostri confini.
L’ultima volta che sono stato a Fiumicino ne ho visto un folto gruppo.
Premettiamo la simpatica leggenda che circola nel Sahara: ”Quando Dio creò il mondo, creò il Sahara come rigoglioso giardino ricco di alberi e fitta erba, pullulante di fresche sorgenti, costellato di prati e fiori, qui depose gli uomini e le donne."
Dio si schiarì la voce e parlò con molta chiarezza: “Ho finito la mia opera, è tutta bella, tutta verde, tutta produttiva, ve la consegno per farvela godere a lungo: coltivatela e custoditela."
Custodite anche il vostro corpo, è di terra.
Tenete sempre presente questa mia volontà “ad ogni cattiveria che commetterete, Io dal cielo lascerò cadere un granello di sabbia sulla vostra grande oasi”.
Gli uomini frivoli e indifferenti dissero “un granello di sabbia è niente in questo immenso verde”.
Si sbagliavano e non misero nessuna attenzione al loro cattivo agire. Quel granello era preavviso e avviso molto serio.
L’indomani era nato il deserto, in pochi secoli l’immenso verde è stato coperto dalla sabbia. L’immenso deserto cresce ancora, ogni anno avanza di 50 km, questo significa che i granelli continuano a cadere e gli uomini continuano a peggiorare.
Noi, quando pronunziamo la parola deserto, il solo suono è minaccioso, è arido, è inospitale; il deserto è spaventosamente ricco di sete e di calura.
Se vi decidete per “una notte nel Sahara” non dimenticate la coperta: di giorno la temperatura è 50°, di notte 9°.
Chiaro chiarissimo che un tempo, lontano nei tempi, il Sahara era verde, l’inarrestabile pioggia di granelli ha capovolto, mare di sabbia.
Che così è stato lo dimostra la ricchezza fossile: il gas metano che fa trovare “tutto pronto, buono appetito” e la benzina che muove la macchina per raggiungere il paradiso vacanze sono sepolti nella sabbia.
Il vento nei suoi molteplici passaggi, raccoglie la sabbia, figlia di Erosione e modella le belle dune.
Quel famoso granello di sabbia ha trasformato un vasto pezzo di verde in “terra desolata” (Melville).
Due venti flagellano il Sahara: Harmattàn e Khamsin e portano lontano la sabbia.
Harmattan è tempesta di sabbia, la fine sabbia è come succhiata dall’alto, l’aria diventa rossiccia, il sole perde luce e calore, la mascherina è utile per naso e gola, il turbante è indispensabile per gli occhi.
Khamsin è vento impetuoso, dura a lungo e i grani di sabbia sono proiettili.
Ti conviene scendere dal cammello, bassare il turbante sugli occhi, avvolgerti nel tuo rettangolo di stoffa e sdraiarti accanto al cammello abbracciato a pazienza.
Quando il cammello da segno di alzarsi, alzati anche tu.
I Tuaregh quando si muovono nel deserto non dimenticano mai il the, il pentolino, l’acqua e di datteri. I datteri sono zuccherini ed energetici, i noccioli sono riservati al cammello, li rompe con facilità e li mancia con piacere.
L’acqua va bevuta spesso e poca alla volta. Il the si prepara quando il cammello mostra stanchezza.
Le donne tuaregh sono belle, alte e muscolose, senza grumi grassosi da smaltire. Sono geniali nell’artigianato, eleganti nei loro coloratissimi vestiti.
Sanno trattare gli animali domestici, e se sei loro ospite gusti l’immancabile yogurt a temperatura ambiente. Gli uomini lavorano ferro e pelli, i loro piccoli mercati offrono sempre varietà. Sono “Figli del deserto”, camminatori instancabili.
Provate a calcolare in km Egitto – Marocco, loro non calcolano in km , contano quante volte il sole è tramontato. “Resistere – Arrivare” sono i grani del loro rosario (tespi).
Ci siamo inoltrati nel Sahara per ascoltare il silenzio, dobbiamo ricorrere a tre parole difficili: “QOL (voce), DEMAMAH (silenzio), DAQQA (sottile) = mettiti in assoluto silenzio e ascolta “la voce del silenzio sottile”.
Ti trasporta ad altezze vertiginose.
Forse qualcuno ricorda ancora la vecchia canzone degli "Scuts che fa dire al beduino” Un giorno avrò una capra/ la porterò nel Sahara/ Allah la guarderà.
Beduino, affretta il passo, la fuga dei tuaregh lascia il deserto più deserto.

PUBBLICATO 09/12/2020  |  © Riproduzione Riservata




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