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Demolition derby

Foto © Acri In Rete
Giuseppe Donato
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Quella che il popolo calabrese si accinge a vivere, a partire dall’imminente presentazione delle liste per l’elezione del Presidente della regione e relativo consiglio, si è già largamente preannunciata come la peggiore campagna elettorale di tutti i tempi, escludendo per ovvi motivi soltanto i moti reggini scatenati dalla costituzione dell’ente regione e conseguente trasferimento del capoluogo in quel di Catanzaro.
Un deleterio quanto inutile teatrino della politica politicante che già aveva dato il meglio di sé in occasione della disputa sulla città unica bruzia, quando si era goffamente allestito un maldestro tentativo di accomunare le sorti del dissestato capoluogo di provincia alle sfortunate vicissitudini della confinante amministrazione rendese, assegnando ai territori di Castrolibero e Montalto Uffugo l’ingrato compito di prendere parte alla sceneggiata come attori non protagonisti, sebbene il primo risultasse fortemente interessato all’esito del referendum farsa.
Bottiglie di champagne rimesse repentinamente in frigo, come del resto per le amministrative che seguirono nei comuni dove il risultato elettorale non lasciò scampo alla disfatta totale (nel cosentino ancora riecheggiano le urla di dolore per le sonore batoste rifilate a certe truppe cammellate!), fino alla tragicomica conclusione anticipata della legislatura tuttora in corso per il disbrigo dei cosiddetti affari correnti.
Un coup de théâtre che ha sorpreso persino chi lo ha messo in scena, costretto in seguito a spogliarsi delle altre cariche governative delle quali era stato investito, per arrivare intonso al redde rationem della politica calabrese, ritenuta colpevole di aver fino a quel punto esercitato le ordinarie manovre di attacco e difesa per spingere la consiliatura verso la naturale conclusione.
Al centro della scena si staglia la figura di un Masaniello al contrario, il potere politico che avvertita la malaparata cerca disperatamente di mettersi a capo del popolo, come un astuto pifferaio, per scagliarlo contro i tanti, troppi nemici asseritamente annidati nei palazzi del governo, della giustizia, delle forze occulte contrarie allo sviluppo di una regione tanto bella quanto martoriata. Una sceneggiatura che rimanderebbe alle immagini da far west metropolitano, quando le forze dell’ordine si recano in quartieri malfamati per arrestare qualcuno e finiscono preda della sommossa tempestivamente approntata dagli adepti accorsi a salvare la loro unica fonte di guadagno.
Frange di tifoserie in attesa della scintilla capace di scatenare lo scontro. Avvisi di garanzia sventolati, paventati, temuti e magari ritirati, in un terreno di caccia che sa molto di regolamento di conti, di incaprettamenti politici, di sodali deviati, di giungla elettorale.
In altri lidi, espressione rafforzata dalla collocazione estiva dell’operazione scioglimento anticipato, si è decisamente attinto e a piene mani dalla fortunata formula tanto cara agli spadaccini di Dumas, cooptando un europarlamentare appena insediatosi in quel di Bruxelles, che nella peggiore delle ipotesi non rimarrebbe senza poltrona e quindi agevolmente proteso verso la contesa, solidamente aggrappato alla classica scommessa win-win.
In mezzo il popolo calabrese, nelle sue sfaccettature più abusate per descriverlo: sornione, ingenuo, furbo, ammanicato, disinteressato, illuso e disilluso, scioccamente forte di una matita copiativa che per troppe volte si è infranta sul degrado commissariale di tutto ciò che ancora non ha trovato soluzione.
Dietro a roboanti proclami di ripartenze, si nascondono artatamente espressioni tipo l’infanticidio della nuova legislatura, la morte in grembo, l’aborto spontaneo, ipotetici titoli che potrebbero riempire le pagine dei quotidiani locali sempre meno cartacei e più votati all’edizione digitale, che con un click aggiorna i contenuti mandando in visibilio l’una o l’altra fazione.
E allora, se non siete interessati alla disputa per i motivi più disparati e ben noti alla stragrande maggioranza dei calabresi, il 5 e 6 ottobre restatevene comodamente a casa e lasciateli soli a scontrarsi in questo cimitero che continuano a chiamare politica...

PUBBLICATO 24/08/2025 | © Riproduzione Riservata



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