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Siamo alle solite, c'è un'altra tornata elettorale, la domanda ritorna puntuale: chi voteró?

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Angelo Bianco
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Oggi, se noi fossimo una comunità tutta di “teste pensanti”, dovremmo scegliere a chi dare la propria rappresentanza democratica, tu chiamalo banalmente, “voto”, in ragione di quella stessa ragione semplice che, ieri, ci portava, nella vita di tutti i giorni, dal fruttivendolo, dal calzolaio, piuttosto che dal parrucchiere, dal macellaio o dal medico, tu chiamala, “fiducia” ma non confonderla, però, con quanto è intesa essere di questi tempi, io parlo dei nostri migliori anni.
Da bambino, mia mamma mi mandava a comprare la frutta da Michele, la carne migliore era da Tanuzzu, ma anche quella di Cambricco era buona, le scarpe le portavo a riparare solo da mastru Petrone, Mirella non ha mai sbagliato un taglio di capelli a mia madre e don Francesco Capalbo non ha mai tardato un minuto di più a visitare mio papà, il tempo che ci voleva per scendere da Padia.
Il profitto di tutte le attività del paese, commerciali e non, si reggeva sulla solidità del rapporto fiduciario, costruito nel tempo e sul quale non erano ammesse né deroghe e né cambiali in bianco, si rinnovava di anno in anno.
Era sufficiente dire dove avevi comprato qualcosa per averne garanzia di qualità e il reddito familiare era, altrettanto, sufficiente per averne pretesa anche perché era ammessa anche una contrattazione morale: sconticino?
Non era la marca a fare la differenza ma chi te l’aveva venduta, ogni famiglia aveva i propri referenti, e non avevi da preoccuparti della tua salute perché te l’aveva detto il medico, erano tutti fidati.
Ci sono le elezioni regionali in Calabria.
La sanità, la scuola, la sicurezza, la giustizia, i trasporti, la burocrazia e, poi, ancora, tutto quello che struttura la vita di un cittadino, ma proprio tutto, anche la bocciofila e il callista, diventa oggetto da parte di ogni candidato di promessa di cambiamento, a patto, però, che il cittadino gli dia cosa?
No, non è un etto di tritato, di quello buono o tre mele sicuramente succose e non è nemmeno un colpo di sole o una ricetta per l’augmentin, no, inutile a dirsi, è la fiducia ma a scatola chiusa, una bellissima scatola.
Ogni candidato se ne autoproclama paladino, portatore sano, unto, filosofo, cultore assoluto della materia e accusa tutti gli altri di esserne, solo, mistificatori, tarocchi, venditori ambulanti senza licenza, invitandoci a diffidare dalle imitazioni, la fiducia è solo cosa sua!
Ogni candidato, poi, ne fa richiesta perché lui è vergine da ogni peccato, originale e acquisito e, semmai, ce n’è fosse uno, ancora lui, “l’eletto”, urla al complotto, fidando che i cittadini onesti sapranno pulirne l’onta cosacca, il popolo è sovrano, è cosa mia!!!
Le botteghe, intanto, sono sparite da un po’, al loro posto si costruiscono i centri commerciali, dove è tutto preconfezionato, si sceglie non più in ordine al meglio ma a quanto hai in tasca, e non hai molto, perché la forbice tra chi è povero e chi non lo è si è allargata a dismisura.
Si muore di liste d’attesa, i medici condotti non ci sono manco più, alla pretesa del meglio si è sostituita la consapevolezza che la quarta settimana del mese è la più difficile e, allora, si fa di necessità, c’è la caccia al bisogno primario e di tutto il resto se ne cercherà il saldo d’occasione.
Ridatemi Michele e tutti gli altri, io ho bisogno di ritrovare la fiducia, questa che è in uso adesso, in una comunità tutta solo di pance pensanti, non è quella a cui sono stato educato.
Ridatemi, almeno, la loro memoria di onestà, moralità, umiltà, capacità, sacrificio, smettetela di dare la colpa di questo disastro civico a chi non c’è più e ha permesso a voi, purtroppo, di esserci, confessate chi ne ha deciso l’oblio volgare in questo vostro tempo, tradendone la lezione di fiducia e io, solo allora, vi voterò, forse.

PUBBLICATO 04/09/2025 | © Riproduzione Riservata



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